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LE RECENSIONI


"Paola Biondi  e  Deborah Brunialti: un duo pianistico che funziona. L'accordo perfetto delle intenzioni espressive e l'eleganza delle scelte dinamiche, evidenziate nelle pagine di Brahms, Debussy, Lambert e Rachmaninov, hanno suscitato l'entusiasmo del pubblico. (...) accomunate da affinità musicali e "fisiche" di partecipazione emotiva al suono, pare conservino un'allegria contagiosa nell'accostarsi alla tastiera, ed una semplicità (sostenuta da un lavoro puntiglioso) che è certamente utile per non sciupare la freschezza dei brani affrontati, restituendone le seducenti sfumature espressive."

(G.De Martino, "Il Secolo XIX", 1990)


"Il quartetto formato dal Trio Italiano e dal violista Bruno Giuranna è stato in grado di sostenere senza alcuna flessione la tensione interpretativa che occorre per dare ragione di tutte le complesse articolazioni di questo capolavoro (Brahms op. 26). Nell'insieme un'esecuzione memorabile (...)".
(C. Galla, "Il Giornale di Vicenza", 1992)


 
 "Il violinista Francesco Manara e il pianista Claudio Voghera hanno chiuso la rassegna "Haydn-Fest" a Holzhausenschlösschen. (...) ottimo l'affiatamento in Haydn e poi la giusta via di mezzo tra riserbo classico, equilibrato, e armonia romantica, più esuberante, nella Sonata K 378 di Mozart. (...) Lucida la sovranità tecnica e la cultura musicale, che trasparivano dall'energia e dalla perfetta articolazione nella Sonata in do minore di Beethoven"

("Frankfurter Allgemeine Zeitung", 1992)

 

"Nell'insegnamento musicale esiste il pericolo che un maestro dalla forte personalità plagi i propri allievi, produca burattini numerati che suonano alla "sua maniera". A margine dei concerti di fine corso '93, questo si può senz'altro dire: con gli allievi della Scuola Superiore Internazionale del Trio di Trieste non c'è rischio di standardizzazione, ognuno di loro è autenticamente se stesso, pur avendo assorbito una rigorosa lezione che non esitiamo a definire di "etica" più che di "estetica" musicale"

(S. Cimarosti, "Il Piccolo", 1993)

 

"Ciò che colpisce innanzitutto è il suono del violino: sempre elegante, morbido, naturalissimo(...). Insomma il suono che si sogna (e desidera) pensando al violino. E non appare dunque iperbolico collocare  Francesco Manara tra quei pochissimi violinisti in grado d'emozionare di continuo con la sola purezza del suono.  (...)il Duo Voghera-Manara  è la  palese dimostrazione di come due personalità diverse, per approccio allo strumento e natura, possano lavorare assieme per tanti anni e giungere a risultati cameristicamente soddisfacenti (...) l'intesa è inattaccabile, le idee chiarissime."

(F. Florit, "Il Piccolo", 1994)

 

"Signori... un trionfo, quello del Trio Debussy, che ha suonato per l'Unione Musicale facendo musica come poche volte si ha l'occasione di ascoltare. (...) si muovono tra Schubert, Haydn e Schumann con una proprietà stilistica assoluta e lo fanno senza sporcare le loro esecuzioni con patine di "déjá vu", lo fanno rilanciando continuamente il loro gioco con una freschezza e un modo così brillante d'intendere l'interpretazione che è impossibile trattenere gli applausi".

(N.Campogrande, "La Repubblica", 1994)

 

Il Trio Debussy suscita fortissima simpatia per la maturità dell'accordo e l'esattezza stilistica(...) e forse ancor più per la gioia manifestata nel suonare assieme, che è sempre il combustibile più prezioso per la carriera di un complesso. (...)Del Trio Dumky di Dvorák (...) hanno dato un'esecuzione di anima e calore, regolata sul tono intimo, sulle penombre, ma pronta ad accendersi nelle impennate liriche e zingaresche (...). L'unità del gruppo è tanto più bella perché sembra venuta su da temperamenti diversi ...

(G.Pestelli, "La Stampa", 1994)

 

"Poco più che trentenni i fratelli Angelo e Francesco Pepicelli si ripresentano a Trieste con un consistente curriculum (...).Le lezioni del Trio di Trieste, frequentate nel '90 a Duino e a Fiesole, hanno lasciato una chiara traccia nell'equilibrio dei rapporti tra pianoforte e violoncello, nella consapevolezza unitaria degli intenti del fraseggio e soprattutto nell'atteggiamento che allarga le maglie della partitura per esaltarne i particolari, anche armonici (e pensiamo ad alcuni rilievi della mano sinistra del pianista), spesso sottovalutati."

(F.Florit, "Il Piccolo", 1994)

 

"Il violinista Ara Malikian e il pianista Igor Cognolato collaborano ormai da sei anni, costituendo di fatto un Duo che si segnala per le scelte interpretative. (...)Nella "Sonata in re maggiore" di Schubert (...) si abbandonano a soluzioni espressive di cangiante sottigliezza. Non vi è alcuna tentazione retorica, tutto è pronunciato a fior di labbro, con calibratissime accensioni liriche. (...) Brahms ci consegna una gamma musicale di preziosa intensità, resa con viva partecipazione da Malikian e Cognolato, dialogando con esaltante e spontanea immediatezza".

(M. Merigo,"Il Gazzettino", 1995)

 

"Le pianiste Anna e Paola Acoleo hanno dimostrato di aver fatto passi in avanti,(...) ci ha colpito subito la loro freschezza e originalità, oltre ad un modo assolutamente spontaneo di porgere la musica all'ascoltatore. (...) ritmi serrati, impressi alla Rapsodia ungherese n.2 di Liszt (...) e alla comunicativa pagina di Gershwin, condotta nitidamente, oscillante tra il patetico e l'iridescente"

(G. Villani "L'Arena", 1995)

 

"L'impronta stilistica del Trio di Trieste sui tre ragazzi del Trio Johannes si fa sentire: culto del fraseggio esatto, dando però l'impressione della libertà, suono espressivo, evocatore, ma sempre con il riserbo di chi dice e lascia intendere di non aver ancora detto tutto; ma il Trio Johannes si trova oggi in quel punto felicissimo in cui sta dimenticando tutte le belle cose che ha imparato e comincia a volare solo. Seducente il suono di Polidori, mentre l'interiorità, la cautela brahmsiana, è particolarmente congeniale a Manara."

(G. Pestelli, "La Stampa", 1995)

 

"Al Concorso "Premio Trio di Trieste" il terzo gradino sul podio e il Premio speciale Cata Monti se li sono conquistati Anna e Paola Acoleo, un quattro mani di consumata eleganza e affiatamento, capace nella Sonata di Hindemith di raffinatezze mozartiane: non una sbavatura di pedale, non un accordo timbricamente mal rifinito, non una linea fraseggiata senza consapevolezza."

(S. Cimarosti, "Il Piccolo", 1996)

 

"...L'attenzione del pubblico è stata catturata fin dal primo istante, in un excursus di sfumature dinamiche, di colori e di sorprese stilistiche avvicinate con magia dal Duo pianistico Rocca - Marchetti, (...) così attento alle timbriche strumentali da dar l'impressione di un'intera orchestra. Schubert, Ravel, Viozzi, Brahms, Busoni e Casella hanno creato un tale calore nel pubblico da far richiedere, tra l'entusiasmo, ben tre fuori-programma"

(A. Schröder-Limmer, "Wolfsburger Nachrichten", 1997)

 

"Ma l'approccio del Trio Estense alla pagina, la spericolatezza di certi passaggi, la facilità e la naturalezza del fraseggio, il gusto delle sonorità cariche, l'alternarsi  logico nelle esposizioni e nei momenti solistici, prendendo l'abbrivio da una semplice cellula melodica o da un piccolo inciso, ci sono parsi di un'evidenza rara, e ci hanno talora fatto pensare alla suprema stagione del Trio di Trieste."

(S. Garbato, "Il Resto del Carlino", 1997)

 

"Nonostante la strada in salita il Trio Debussy non ha limiti (...), perché di suo mette una straordinaria passione e la capacità di accostarsi alla pagina con quella marcia in più che fa grande l'artigianato: l'amore. (...) sono tornati alla Società dei Concerti - quali vincitori del "Premio Trio di Trieste" 1997 - con Haydn, Martin e Schubert e, fra applausi scroscianti, con un movimento di Debussy quale bis. Al pianoforte Antonio Valentino è impeccabile: (...) crea uno stato liquido per gli archi, lo staccato è amabile, mai prepotente, fonte di ispirazione ideale per i partner, dalla voce contenuta ma incisiva (...). Hanno divertito con il Trio di Martin e commosso con quello in mi bemolle di Schubert."

(C. Gherbitz, "Il Piccolo", 1998)

 

"...la confidenza e la scioltezza con cui il Trio Johannes esegue, splendidamente davvero, il Trio di Ravel. Ciascuno ci mette del suo: il magnifico tema con cui inizia il terzo movimento, la Passacaille, entra austero e inquietante al pianoforte, quindi si ammorbidisce al violoncello e raggiunge una perfetta fusione di dolcezza e severità al violino. Ma una sola è la cura dei particolari timbrici, che in Ravel non sono mai dettagli, una è l'intenzione stilistica nel restituire con il massimo di spontaneità il grande respiro di questo lavoro, con tratti di insolita passione per il riserbo raveliano."

(E. Napolitano, "La Repubblica", 1998)

 

"Strumentalmente dotati, i Ronchini sono composti ma animati da quel fuoco interiore che, unito alla serietà d'intenti, concede a pochi privilegiati di ampliare gli orizzonti in vista di nuovi traguardi. Se nella disciplina cameristica è superfluo porre l'accento sulle individualità, per quattro fratelli diventa inopportuno (...). Da apprezzarsi, soprattutto in relazione all'estrema difficoltà del messaggio brahmsiano nell'op.60, la rinuncia alla facile esuberanza e la ricerca di equilibri più sottili."

(C. Gherbitz, "Il Piccolo", 1998)

 

 "Nella relativa semplicità di scrittura dell'op. 78 (di Brahms) il Duo Cannavale-Ruta mostra un'intesa ragionevole e il rapporto cresce nelle successive Sonate op. 100 e op. 108; nulla da dire, il dialogo è fitto e il confronto è frutto di un accurato lavoro di concertazione. Ruta possiede una cavata apprezzabile, un piglio solistico che desta considerazione (...), Cannavale mette in luce un suono caldo e equilibrato, deciso ad assolvere il suo compito di semplicità e distinzione."

(A. tarallo, "Il Mattino", febbraio 1998)

 

"Nonostante la strada in salita, il Trio Debussy non ha limiti (...), perché di suo mette una straordinaria passione e la capacità di accostarsi alla pagina con quella marcia in più che fa grande l'artigianato: l'amore. Alla "Società dei Concerti" Haydn, Martin e Schubert e, fra applausi scroscianti, un movimento di Debussy quale bis. (...) Al pianoforte Antonio Valentino è impeccabile: accompagna, o meglio, asseconda senza mai scandire; crea uno stato quasi liquido per gli archi; lo staccato è amabile, mai prepotente, fonte ispiratrice ideale per i partner, dalla voce contenuta ma incisiva (...). hanno divertito con il Trio di Martin e commosso con quello in mi bemolle di Schubert. "

(C. Gherbitz, "Il Piccolo", febbraio 1998)

 

 "E' lo spirito del virtuosisono, infatti quello che i due esecutori (Cristina Biagini e Marco Marzocchi) incarnano con piacevole leggerezza nel trascorrere dalla Grande Sonata di Czerny allo Schubert delle Variazioni su un tema di Hérold e quindi a Petruchka di Stravinskji (...). Virtuosismo scaturente dalla brillantezza dei colori, dalla velocità esibita con compiacimento, ma pure dall'eleganza discorsiva propria della conversazione forbita e dalla cantabilità sentimentale calibrata in tutta la sfumante gamma di umori e di allusioni melodrammatiche, situazioni che i due interpreti sviluppano con chiara consapevolezza nello svolgere tutta la ricchezza narrativa racchiusa nella Sonata di Czerny (...)."

(G.P. Minardi, "La Gazzetta di Parma", aprile 1999)

 

 "(...) Come la sonata op. 119 di Prokof'ev scelta dal Duo Calzavara-Todesco, dove il suono sinuoso ed espressivo del cello si specchiava nel tocco grintoso e negli affondi graffianti della pianista, per evidenziare insieme i contrasti ritmici e la ricchezza tenatica della partitura, mentre il Duo piansitico Cristina Biagini-Marco Marzocchi, ovvero quattro mai e un solo cuore, proponeva all'Auditorium del Museo Revoltella,, un insinuante quanto gustoso Schubert (8 Variazioni su un tema dall'Herold), rivelando chiarezza di tocco, vigoroso senso del ritmo e raffinata predisposizione alla cantabilità. Qualità emerse anche nella Suite op. 28 di Barber, che il Duo romano ha saputo porgere con adeguato brio e autorevolezza. Ma il premio simpatia è andato senza dubbio al Giovane Trio di Bologna che, quarant'anni in tre, preparazione accurata e concentrazione impeccabile, ha eseguito a memoria il Trio K 502 di Mozart"

(P. Ferialdi, "Il Piccolo", maggio 2000)

 

"Il programma a Fiume del giovanissimo Duo Torquati-Ferrari comprendeva musiche di Janácek e Brahms ... Tutto lo svolgimento del concerto ha denotato una lettura stilistica raffinata e attenta ai problemi espressivi. Con la "Sonata in la maggiore" di Schubert il Duo è "entrato" con lirico slancio, palesando il fascino e la fresca grazia del discorso schubertiano reso con dovizia di sfumature, di accenti, di repentine impennate ..."

(P. Venucci, "La Voce del Popolo", novembre 2000)

 

"Maturato nelle aule dell'Accademia Chigiana, l'Ars Trio è tornato per un concerto a Palazzo Chigi Saracini, riportando un completo successo. I tre giovani strumentisti hanno dato alle musiche proposte un tono poetico, una colta estrosità, una tenuta musicale globale, eccellente. L'entusiasmo con il quale hanno affrontato le impegnative esecuzioni, ha finito col coinvolgere l'uditorio in un ascolto attento e meditativo. Bella la cavata d'arco del violoncellista Serino, tenero e corposo è il suono ricavato dallo strumento; lusinghiera la franchezza del violinista Fiorentini, preparatissimo ad emergere nelle frasi protagonistiche del discorso musicale; una vera sorgente sonora è stata prodotta poi dalla pianista Pietrocini, decisa, sicura e sensibile alle esigenze della partitura."

(A. Botarelli, "Il Corriere di Siena", gennaio 2001)

 

  "(...) Il Duo Novalis, formato da due giovani pianisti, Stefania Amisano e Claudio Cristani, e cresciuto all'egida della Scuola del Trio di Trieste, (...), suona con virtuosismo e coinvolgimento, ed una registrazione quasi asciutta accentua l'impatto delle scelte interpretative sottolineando le differenze stilistiche, che diventano mezzo espressivo in una scrittura pianistica a quattro mani funzionalmente perfetta ed intimamente cameristica. Particolarmente notevoli la pedalizzazione e la nitidezza della polifonia sullo sfondo di una fusione strumentale che si inserisce con autorità in una grande tradizione esecutiva. (...) Questa registrazione integrale dei lavori per pianoforte a quattro mani di Hindemith (...) diventa un entusiasmante mezzo di scoperta di una delle facce più nascoste della musica del Novecento."

(B. Diana, "Il Giornale della Musica", febbraio 2001)

 

"Perfezionatisi la scorsa estate alla Chigiana sotto la guida del mitico Trio di Trieste (...) il giovane ensemble ha vinto, nel nome del Trio, il famoso Concorso internazionale giunto alla sesta edizione. un riconoscimento aureo nel campo della musica da camera che premia per l'appunto la capacità di dialogare in musica (...). Per quanto attiene all'Ars Trio la coesione è calibratissima, (...), la partecipazione pure, con un risultato di seducente fascinazione. Il suono è nervoso e vibrante come nell'esempio dell'originale e divertente "falsh" di Aaron Copland con cui il Trio ha aperto la serata a Vicenza. Ma il carattere sonoro dell'Ars Trio diviene passione e sentimento quando affronta il Trio op. 67 n. 2 di Šostakovic: (...). Il Trio op. 80 n. 2 di Robert Schumann (...). Anche in questo caso l'Ars Trio si è espresso con particolare coinvolgimento, curando le dinamiche e le sottigliezze timbriche. Perfetto il gioco d'assieme e moltissimi gli applausi di un Auditorium assai affollato.

(E. Purelli, "Il Giornale di Vicenza", dicembre 2001)

 

"Il duo formato da Emmanuele Baldini, violino e Cristina Santin, pianoforte, è stato protagonista della seconda mattinée domenicale dei Concerti Aperitivo di Udine. (...) La Sonata in sol maggiore op. 30 n. 3 di Beethoven è stata la seconda proposta, accativante e splendidamente equilibrata nel suo divenire, nei vari movimenti, resi con grande puntualità e affiatamento dal duo e con centrata scelta di tempi e di colori (...). Trascinante è risultata la successiva interpretazione della Sonata scritta da Francis Poulenc in memoria di Federico García Lorca in un linguaggio idiomatico di grande fascino e quanto mai impegnativo sul piano tecnico: perfettamente dominato dal Baldini, rivelatosi violinista di grande talento e d'eccezionale livello, e dalla sua eccellente interlocutrice al piano."

(R. della Torre, "Il Messaggero Veneto", marzo 2002)

 
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